Il sito della IASPM italiana ospita il database delle tesi di laurea specialistica e di dottorato in popular music discusse in università italiane.

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NOME e COGNOME
UNIVERSITÀ
FACOLTÀ
CORSO DI LAUREA (o DOTTORATO)
ANNO ACCADEMICO
RELATORE/I
 
TITOLO TESI (italiano e inglese)
ABSTRACT (italiano e inglese) – max. 200 parole
KEYWORDS (italiano e inglese) – max. 5
 
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Anno Accademico 2012-2013

Guido De Rosa, “What I Do Is Composition”. La musica e il pensiero di Frank Zappa fra maschere e accademia

Università La Sapienza, Roma – Facoltà di Filosofia, Lettere, Studi Umanistici e Studi Orientali
Laurea Magistrale in Musicologia
Anno Accademico: 2012/2013
Relatore: Franco Piperno, Antonio Rostagno (correlatore)

Abstract
“What I do is composition”, scelto come titolo della tesi in oggetto, è il modo in cui Zappa afferma che risponderebbe qualora il figlio gli domandasse “what do you do for a living, dad?”. Quando si cita Frank Zappa le immagini a cui più spesso si fa riferimento sono quella della stravagante rockstar-leggendario chitarrista che si lascia immortalare mentre suona lo strumento seduto sul water o, di segno completamente opposto, quella del grezzo musicista autodidatta che, grazie ad innate doti artistiche, assurge al grado di compositore accademico tout court. Si tratta in entrambi i casi di due interpretazioni parzialmente fallaci, frutto di abboccamenti alle strategie pubblicitarie del maestro, poi erroneamente mitizzate ad opera di fan, cultori e critici musicali schierati. In questa sede, si dimostrerà come entrambe le rappresentazioni, quella del band-leader e quella del serious composer, siano in realtà due maschere, figlie di una sagace ed inconsueta strategia propagandistica. Due maschere, ideate e indossate da Zappa con il solo scopo, di dare visibilità alla propria musica. Alla fine ciò che ha fatto Zappa nel corso della sua vita è stato semplicemente comporre!

English Abstract
“What I do is composition” is chosen as the title of this dissertation because it is what Zappa said he would answer his son asking him, “What do you do for a living, Dad?” Composer, refined arranger, gifted guitarist, charismatic leader and avant-garde film director, Zappa is often compared to Hendrix and other great guitarists, but either describing him as a guitar hero or as a rock star such as Jim Morrison and Elvis Presley is a narrow view. This dissertation is intended to demonstrate how Zappa’s music, though criticizing and satirizing American society, has succeeded in being ascribed to the ranks of academia. This could happen mainly because of the mask worn at the beginning of his career with the Mothers of Invention that allowed him to submit his highly innovative music to both the media and the public interest. In other words, Zappa’s experimental music have gained more than the production of contemporary academic avant-garde due to the fact that it has been passed off as experimental and subversive products but “freak”, in the context of a different kind of music, let’s call it popular. All things considered, what Zappa was in his whole life was simply composition.

Fernando Rennis, These Are My Twisted Words: Influenze di T.S. Eliot nell’arte dei Radiohead

Università della Calabria
Laurea Specialistica in Lingue e Letterature Moderne
Letteratura Inglese
Anno Accademico. 2012/2013
Relatori: Marilena Parlati e Manuela Coppola

Abstract
L’analisi portata alla luce da questa tesi prende in considerazione l’ampio numero di produzioni musicali che tra la fine del XX e l’inizio del XXI secolo presentano riferimenti diretti o indiretti alla poetica di T. S. Eliot. Il forte impatto che il poeta anglo-americano ha sugli studenti delle scuole inglesi e americane è il motivo per il quale egli risulta essere un riferimento per tutti i cantautori ambiziosi (Linskey 2012). Tra questi compare Thom Yorke, cantante e autore dei testi del gruppo rock britannico dei Radiohead, una delle band più influenti nella storia della popular music.
La ricerca si sviluppa attraverso l’interesse di Eliot per la musica, la produzione artistica dei Radiohead, i numerosi saggi che hanno come soggetto la band oxoniense e il poeta anglo-americano, le interviste rilasciate dagli stessi membri del gruppo e le biografie ufficiali del poeta. Questo ha permesso di mettere a confronto l’immaginario di T. S. Eliot e quello dei Radiohead e di trovare analogie significative nel caso degli archetipi religiosi e filosofici, così come in tematiche quali la guerra, la malattia, l’alienazione o il concetto di “britishness”.

English Abstract
The analysis brought to light by this thesis considers the large number of musical productions that in the late twentieth and early twenty-first century have direct or indirect references to the poetry of TS Eliot. The strong impact that the Anglo-American poet has on students of British and American schools is the reason why he appears to be a reference for all ambitious songwriters (Linskey 2012). Among them appears Thom Yorke, lead singer and songwriter of the British rock band Radiohead, one of the most influential bands in the history of popular music.
The research is developed through Eliot’s interest in music, the artistic production of Radiohead, the many essays that have as subject the Oxonian band and the Anglo-American poet, the interviews given by the members of the group and the official biographies about the poet. This allowed to compare the imagery of TS Eliot and that of Radiohead and finding significant similarities in the case of religious and philosophical archetypes, as well as issues such as war, disease, alienation or the concept of “Britishness “.

Anno Accademico 2010-2011

Simone Garino, Sax, Thighs and Videotape. Saxofono ed erotismo: il ruolo del cinema nella costruzione di uno stereotipo musicale

Università degli Studi di Torino – Facoltà di Lettere e Filosofia
Corso di Laurea Specialistica in Culture Moderne Comparate
Anno Accademico: 2010/2011
Relatore: Franco Fabbri

Abstract
Se il saxofono viene spesso associato all’erotismo e alla sessualità, ciò si deve in gran parte al suo impiego nel cinema. La presente tesi si propone di analizzare, ripercorrendo la storia del cinema sonoro dalla fine degli anni Venti ai giorni nostri, le modalità d’impiego dello strumento all’interno delle produzioni cinematografiche, con particolare attenzione alle cause che hanno portato ad una cristallizzazione stilistica ed alla conseguente formazione di un vero e proprio stereotipo musicale.

English Abtract
Saxophone has been costantly associated with sex and eroticism since the beginnings of its use in film music, in some cases facing censorship. With the demise of the Motion Picture Production Code and the huge aesthetic innovations brought by the advent of nouvelle vague, filmic representation of sex became much more explicit. Saxophone still mantained a strong connotative reference to eroticism, but shifted his function, in most cases, from implicit allusion to direct background comment. Finally, due to his massive presence in mainstream cinema, by the 1980s it had become a well-established stereotype. The aim of the thesis is to analyse the causes that brought the saxophone-sex binomial from being a terrible social menace, “corrupting public morals and promoting a sex mania in our land”, into becoming a largely used musical-visual cliché.

Federico Russo, “Time After Time”: le molte vite di una canzone pop

Università degli Studi di Pisa – Facoltà di Lettere e Filosofia
Corso di Laurea Specialistica in Cinema, Teatro, Produzione Multimediale
Anno Accademico: 2010/2011
Relatori: Gabriella Biagi Ravenni, Alessandro Bratus

Abstract
“Time After Time”, incisa dalla cantante americana Cindy Lauper, è una delle canzoni pop più famose degli anni Ottanta, e vanta un altissimo numero di cover, ossia di interpretazioni ad opera di altri musicisti. Scorrendo l’affollato elenco di coloro che si sono confrontati con questo brano (tra gli altri Eva Cassidy, Miles Davis, Tuck & Patty, Novaspace, Matchbox 20, Everything But The Girl, INOJ), si resta sorpresi dalla grande varietà di generi musicali all’interno dei quali “Time After Time” è riuscita negli anni a reinventarsi con successo. Dopo aver dominato le classifiche pop è diventata uno standard jazz, e si è poi rivelata una efficacissima ballata country. Ha dato vita a dissonanti pezzi di rock alternativo e a hit da discoteca. Ha incrociato il suo cammino con il rap, si è contaminata con la world music e il pop orchestrale, e molto altro. Analizzare a fondo tutte queste atipiche “variazioni su tema” rappresenta un’occasione unica per riflettere sui generi musicali e le loro differenti convenzioni e valori, analizzare e confrontare i processi creativi e produttivi più vari, e per gettare uno sguardo d’insieme sulla popular music, un mondo vasto, complesso e a tutt’oggi ricco di regioni sconosciute.

English Abstract
“Time After Time”, recorded by the american singer Cyndi Lauper, is one of the most famous pop songs of the eighties, and is also one of the most covered songs of all times. Scrolling through the crowded list of the artists who have recorded this song (Eva Cassidy, Miles Davis, Tuck & Patty, Novaspace, Matchbox 20, Everything But The Girl, Inoj among others) it’s impossible not to notice the wide variety of musical genres clashroyaleboom within which “Time After Time” has managed to successfully reinvent itself over the years. After topping the pop charts it has become a jazz standard, and then turned out to be a very effective country ballad. It has given life to many dissonant alternative rock tunes and ignited various dance hits. It has crossed paths with rap, got contaminated by world music and symphonic pop, and much more. A deep analysis of all these atypical ‘variations on a theme’ gives us the unique opportunity to reflect on musical genres and their norms and values, to compare a wide variety of creative styles and production habits, and to gain an overall view of popular music, a large, complex world with many uncharted regions.

Anno Accademico 2009-2010

Paolo Talanca, Pier Paolo Pasolini nella canzone d’autore italiana: Fabrizio De André e Francesco De Gregori

Università “G. D’Annunzio” di Chieti – Facoltà di Lettere e Filosofia
Corso di Laurea in Filologia moderna.
Anno Accademico: 2009/2010
Relatori: Giancarlo Quiriconi, Alessandro Pancheri

Abstract
Il lavoro vuole indagare in che modo e se l’opera di Pier Paolo Pasolini, direttamente o indirettamente, abbia influenzato l’attività artistica della stagione classica della canzone d’autore italiana degli anni Settanta, quindi di quel tipo di canzoni nate nella nostra penisola alla fine degli anni Cinquanta, sviluppatesi nei Sessanta ed esplose nel decennio successivo. In particolare, si arriverà a vedere da vicino il caso di due tra i cantautori più importanti, Fabrizio De André e Francesco De Gregori, in qualche modo complementari per descrivere la biunivocità delle caratterizzazioni pasoliniane, in bilico tra passione e ideologia. Di Pasolini, ovviamente, si terranno presenti non solo i lavori artistici – quindi romanzi, poesie o film – ma anche i libri di critica e gli interventi su riviste e quotidiani che parlano della società e della cronaca. Il tutto sarà diviso in tre capitoli: nel primo si descriverà la nascita della canzone d’autore nel clima di rinnovamento sociale e artistico italiano, fino a vedere quanto sia importante il concetto di “poetica” per questo genere e in che modo una figura come Pasolini possa aver influenzato il clima culturale in cui i cantautori operavano, fino agli anni Settanta e oltre; il secondo e il terzo capitolo vedranno da vicino rispettivamente il caso di Fabrizio De André e quello di Francesco De Gregori. Si scoprirà che per Fabrizio De André si possono rilevare vicinanze alle istanze anarcoidi e istintuali della poetica pasoliniana (quindi «le buie viscere»), mentre per Francesco De Gregori ci troveremo di fronte a una realtà istituzionalizzata, più civile e mai sterilmente politicizzata (quindi «nel cuore, in luce»).

Anno Accademico 2007-2008

Simone Varriale, Biografie pop(ular). Il biopic, la musica rock, e il mito dell’autenticità

Università di Bologna – Facoltà di Lettere e Filosofia
Corso di Laurea Specialistica in Cinema, Televisione, Produzione Multimediale
Anno Accademico: 2007/2008
Relatori: Giacomo Manzoli, Claudio Bisoni

Abstract
La tesi affronta il tema della rappresentazione audiovisiva della popular music, analizzando in particolare il modo in cui i film biografici americani hanno rappresentato la ‘cultura rock’ tra il 1972 e il 2005. Da un lato, la tesi elabora un quadro teorico per lo studio delle narrazioni audiovisive incentrate sui generi musicali. Dall’altro lato, essa presenta un’analisi storica e testuale delle nozioni di autenticità sociale e culturale (Pickering 1986) che emergono dai biopic hollywoodiani. Più nello specifico, la ricerca mostra come questo genere abbia elaborato una narrazione autonoma circa l’autenticità della musica rock; una narrazione che si basa su un’idea di autenticità parzialmente diversa rispetto a quella emersa in seno alla cultura rock a partire dalla fine degli anni ’60 (Frith 1981, Lindberg e Weisethaunet 2010).

English Abstract
The thesis explores the representation of popular musicians in American biographical films produced between 1972 and 2005, focusing specifically on narratives about rock musicians and ‘rock culture’. On one hand, the thesis provides a general framework to analyse audiovisual narratives about musicians, their audiences, and the social value of (popular) music genres. On the other hand, it presents an historical and textual analysis of the ways in which Hollywood bio-pictures have dealt with notions of cultural and social authenticity (Pickering 1986). More specifically, it is argued that Hollywood biopics have shaped a peculiar narrative about rock’s authenticity, and that such a narrative challenges to some extent the ways in which authenticity had been defined within American rock culture since the late 1960s (Frith 1981, Lindberg and Weisethaunet 2010).

http://www.warwick.ac.uk/go/simonevarriale

Anno Accademico 2006-2007

Roberto Camporini, Keith Jarrett. L’improvvisazione totale del Köln Concert

Università degli Studi di Torino – Facoltà di Scienze della Formazione
Corso di Laurea in D.A.M.S. (Vecchio ordinamento)
Anno Accademico: 2006/2007
Relatori: Ernesto Napolitano, Franco Fabbri (correlatore)

Abstract
Di tutti i concerti solistici di Keith Jarrett, quello di Colonia è di gran lunga il più celebre, ed è anche quello che ha sancito il successo planetario del pianista, ben al di là dei confini della musica afroamericana. Dopo un excursus preliminare volto ad inquadrare, sia dal punto di vista storico-musicale che estetico-culturale, l’intero fenomeno dei concerti solistici jarrettiani, il presente lavoro prende in esame il Köln Concert partendo dall’analisi dell’unica trascrizione ufficiale disponibile. Il tentativo è stato quello di dimostrare come, al di là del grande successo commerciale, il concerto abbia anche un intrinseco valore musicale, che ne fa un esempio di improvvisazione “totale” unico nel suo genere. In particolare, la Parte I è sembrata degna di un’analisi dettagliata: costruita come un’ampia parabola emozionale, frutto di una faticosa “ricerca” iniziale e caratterizzata dal continuo muoversi del pianista per tentativi, illustra come meglio non si potrebbe il rischioso cammino dell’improvvisazione “totale”. L’atto creativo si mette a nudo e si disvela nel suo farsi, momento per momento, tanto che la sensazione è davvero quella di seguire il sorgere dal nulla e il progressivo affermarsi dell’ispirazione musicale più autentica.

English Abstract
Among of all Keith Jarrett’s solo concerts, Köln’s one is surely the most famous, and thanks to that the pianist reached the planetary success, even far beyond the Afro-American music boundaries. After a preliminary excursus that aims to contextualize, from both music-historical and aesthetic-cultural point of view, the whole Jarrett’s solo concerts phenomenon, this work follows out the Köln Concert beginning from the analysis of its only available official transcription. The attempt was to demonstrate that, beyond the great commercial success, this concert has also an intrinsic music value, that makes it a unique “total” improvisation example. In particular, a detailed analysis was dedicated to Part I because of its specific characteristics: it is built as a wide emotional parabola; it seems to be the outcome of a hard preliminary “research”; it is also characterized by a continuous exploring attitude through attempts. In this way, Part I clearly shows the risky path of “total” improvisation. The creative act is unveiled and unraveled gradually while performing, so that the feeling is that of following the arousing from nowhere and the increasing, at each step, of real musical inspiration.

Anno Accademico 1997-1998

Angelo Di Mambro, La qualità ludica del postmoderno: il caso di Elio e le Storie Tese

Università La Sapienza, Roma – Facoltà di Sociologia
Corso di Laurea in Scienze della Comunicazione
Anno Accademico: 1997/1998
Relatore: Alberto Abruzzese, Francesco D’Amato

Abstract
La tesi analizza la produzione discografica, video-musicale, televisiva e radiofonica, nonché le performance live, del gruppo Elio e le Storie Tese in quanto parte del contesto culturale e anticipatrice di alcune tendenze della società tardo moderna. Dalla tesi: “Elio e le Storie Tese sono un gruppo musicale di Milano che sta conoscendo un periodo di considerevole successo […]. Il loro affermarsi come caso nazionale è ancora più rilevante se si pensa che l’uscita del loro primo album è avvenuta dopo la diffusione ‘dal basso’ di nastri pirata nel Nord Italia, dove il gruppo comincia l’attività negli anni ottanta […]. Elio e le Storie Tese sono un evento metacomunicativo che ci consente di ragionare sul contesto che li ha prodotti (le pratiche musicali nella società tardo moderna) e offrono materiale ricco di stimoli e di spunti sulla natura del comico in musica, sul mutamento delle traiettorie del consumo, sull’uso di materiali consumati per la costruzione di nuovo senso, sul sincretismo tra tratti culturali “alti” e “bassi”, sul senso (poco) della permanenza di queste dicotomie, sul ruolo e le strategie dei “nuovi intermediari culturali” (Bourdieu)”.

English Abstract
The thesis focuses on the multi-media production of the band Elio e le Storie Tese (records, live performances, video-clip, television and radio programs). The analyses focuses on the link between text and context and on some anticipatory features of the “late modern” cultural trends. Elio e le Storie Tese – that name itself in bastard English “Elio and the Troubled Stories” – come to limelight as the last version of Italian comic and humour song tradition, present in all 20th century but always considered a minor stream. Their approach is similar to the one practiced by Frank Zappa in the Seventies. Their emergence as a national case occurred after their participation in the 1996 Sanremo Festival. This is even more remarkable because it took place outside the dialectic opposing majors and indie record labels in the music market. In the perspective of the multidisciplinary and “topographic” approach (Middleton) of Popular Music Studies, Elio e le Storie Tese are a case study for: looking into the musical practices in late modern society; analyzing the features of the comic in music and the parody as re-use of cultural materials; considering the fading of “high” and “low” culture categories; exploring the role and strategies of the “new cultural intermediaries” (Bourdieu).