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.....................................The International Association for the Study of Popular Music

Marta AMICO (martamico@hotmail.com)
La ‘musique touarègue’ face au marché occidental. Enjeux de la commercialisation de trois groupes par la World Music [La ‘musica tuareg’ e il mercato occidentale. La commercializzazione di tre gruppi nel quadro della World Music]

ABSTRACT
. Dalla fine degli anni Novanta, la diffusione dell’etichetta commerciale della world music ha trascinato sulle scene occidentali alcuni gruppi musicali tuareg provenenti dalle zone desertiche di Mali e Niger. Primi a varcare i confini locali sono stati i Tartit, formatisi nel 1995 in seguito alla richiesta di un operatore belga, che ne programmò la prima tournée europea. Nel 1999 è stata la volta dei Tinariwen, creatori negli anni ’70 di uno stile originale chiamato ishumar. ‘Scoperto’ in Mali da un manager francese, il gruppo è stato trasformato in una sorta di pop band e portato in tournée in tutto il mondo. Nel 2006, il sodalizio tra il produttore francese Dan Levy e il musicista tuareg Moussa Ag Keyna, residente da anni a Parigi, ha fatto infine nascere i Toumast, difensori in Europa dell’identità tuareg minacciata. L’espressione artistica tuareg - strettamente legata al processo di modernizzazione della società attraverso una storia travagliata di ribellioni al dominio coloniale francese e agli stati nazionali - è entrata così a far parte di un circuito ‘globalizzato’, governato da meccanismi inediti per una musica fino ad allora legata a un contesto strettamente locale. Perché il loro ‘prodotto’ funzioni sul mercato, i musicisti si trovano così a dover accettare una serie di negoziazioni riguardanti materia musicale, immagine e strategie di diffusione, in un processo di adattamento condotto da esperti del settore che fungono da intermediari tra musicisti e contesto occidentale (p. es. manager, addetti stampa, giornalisti e responsabili di case discografiche). Tenendo presente le implicazioni prodotte sul piano sociale, economico e identitario dalla de-contestualizzazione della musica e dalla sua ri-contestualizzazione nel circuito occidentale, il lavoro analizza tale processo di ridefinizione focalizzandosi su tre aspetti cruciali: 1) le conseguenze culturali del colonialismo e della decolonizzazione nei territori tuareg, con la nascita dello stile ishumar e l’introduzione della chitarra come strumento di emancipazione e ribellione; 2) l'esame della materia musicale e delle sue trasformazioni in seguito alla commercializzazione (sonorità, lunghezza dei brani, strumenti, tecniche di registrazione…); 3) il discorso mediatico costruito intorno alla ‘musica tuareg’, attraverso l’analisi di vari articoli giornalistici comparsi all’uscita dell’ultimo album dei Tinariwen (2007).


Alessandro BRATUS

Strutture narrative e formali nei concept-album dei Pink Floyd dal 1973 al 1983
(tesi quadriennale, 2003)

ABSTRACT
. La tesi propone un approccio analitico a un genere della popular music, il concept-album, sviluppatosi in Inghilterra negli anni Settanta, per quanto riguarda la ricerca formale, sotto l'influsso sperimentale del progressive rock. In questo contesto i Pink Floyd mantengono una posizione eccentrica, utilizzando tale forma compositiva ininterrottamente per un decennio, fino ad arrivare a risultati di coerenza drammaturgica notevole, che comprende nella maggioranza dei casi diversi media (disco, live, film). L'analisi presentata ha lo scopo di ritrovare, a diversi livelli analitici (testuale, narrativo, macro- e micro-formale), i motivi ricorrenti di unificazione presenti negli album presi in esame, al fine di delineare un'evoluzione che percorra il decennio di produzione discografica del complesso tra gli anni Settanta e Ottanta e definire il tipo di drammaturgia musicale proposta al pubblico.


Anita PELAGGI (anitapiano@yahoo.it)
Forme e generi della musica popolare mestiza in Messico (tesi specialistica, 2007)

ABSTRACT
. Il lavoro fornisce un panorama della musica popolare messicana individuando al suo interno l’ambito mestizo, ossia quella musica che, diffusa in tutto il territorio nazionale, il popolo messicano canta e incorpora tutt’ora nel proprio repertorio. Dopo un’introduzione che esamina il concetto di mestizo, il primo capitolo fornisce un’introduzione storica alla musica messicana individuando tre principali periodi: 1) dalla conquista all’indipendenza (1521-1810); 2) dall’indipendenza alla rivoluzione messicana (1810-1917); 3) il XX sec. Il secondo capitolo è dedicato interamente agli strumenti musicali mestizos, con la descrizione delle caratteristiche di alcuni di essi e particolare attenzione dedicata ai cordofoni, classe largamente predominante nei generi popolari in questione.I restanti capitoli costituiscono il nucleo centrale della ricerca e riguardano l’analisi delle forme e generi della musica popolare mestiza, quali son, canción e corrido. Il son è genere strumentale che predilige strumenti a corda e incorpora il canto e la danza, caratterizzato da diverse varianti regionali (gli specialisti distinguono in Messico sette stili regionali di sones, ciascuno con forme, strumentazione e lirismo propri). Il capitolo include la trascrizione e l’analisi di alcuni esempi di questo genere. La canción è una forma cantata che non prevede l’accompagnamento del ballo e in cui la melodia predomina sul ritmo, di cui esistono pure diverse varianti. Il corrido è una forma di ballata narrativa affermatasi soprattutto durante la rivoluzione (1910-20). Di forma semplice, presenta una musica sostanzialmente funzionale al contenuto del testo e può essere accompagnato anche dalla sola chitarra. In oltre un secolo di vita, il corrido ha continuato a fungere da veicolo di propaganda politica e critica sociale fino agli anni recenti, in cui si è verificata la diffusione del cosiddetto narcocorrido.


Anita PELAGGI (anitapiano@yahoo.it)
Musica messicana a Roma: il gruppo mariachi ‘Romatitlán’ (tesi triennale, 2004)

ABSTRACT
. Scaturito da un profondo interesse per la musica messicana, la tesi si è posta come fine quello di contribuire a una maggiore conoscenza non solo del mariachi (la formazione internazionalmente più nota della musica popolare messicana), ma soprattutto dell’attività svolta in Italia e in Europa dal gruppo mariachi ‘Romatitlán’, residente a Roma. La prima parte è focalizzata sull’evoluzione del genere mariachi: sorto nei contesti rurali messicani, il mariachi tradizionale si è trasformato progressivamente con il fenomeno dell’urbanizzazione, per divenire con il cinema degli anni Quaranta simbolo identificativo del Messico (m. moderno). L’evoluzione ha prodotto sostanziali trasformazioni nel repertorio (con l’assimilazione di altri generi tradizionali di musica latino-americana e della canzone di consumo) e nella fisionomia di questi insiemi, che sono passati da formazioni ridotte, tipiche di gruppi occasionali e ‘di strada’, a vere e proprie orchestre concepite per l’esclusiva esibizione spettacolare. Alla luce di quest’evoluzione, vengono esaminate caratteristiche tecniche e sonore degli strumenti mariachi e delle specifiche forme musicali folkloriche che ne caratterizzano il repertorio. La seconda parte è interamente dedicata al gruppo mariachi ‘Romatitlán’, formazione che svolge un’intensa attività spettacolare a livello italiano e internazionale, partecipando a molteplici eventi culturali e festival (fra i quali il famoso raduno delle orchestre mariachi nel mondo che si tiene ogni anno a Guadalajara). Questa sezione ricostruisce la storia del gruppo e ne fornisce una descrizione e analisi del repertorio e delle attività spettacolari (in particolare del suo balleto folklorico) attraverso l’osservazione diretta e le testimonianze fornite da Fernando Hernández e Domenico Pasquini, rispettivamente vihuelista e trombettista del gruppo.


Dario RANOCCHIARI (dariorana@hotmail.com)
"Musica pra pensar": rap e identità afrolusitana alla periferia di Lisbona
(tesi quadriennale, 2004)

ABSTRACT.
Il lavoro, basato in una ricerca sul campo di tipo etnografico, analizza le forme in cui il rap portoghese e in particolare la sua componente più politicamente impegnata funziona a) come catalizzatore dell'identità per i giovani figli di migranti africani, b) come discorso sociale nell'immaginario nazionale sulla "nuova" multiculturalità portoghese. Per farlo, si concentra sul rapper afrolusitano Chullage, che ha pubblicato due album con etichette multinazionali e al contempo svolge lavoro sociale in una associazione giovanile (da lui fondata) nel quartiere periferico dove vive. Incrociando l'immagine pubblica di Chullage e la vita quotidiana nell'associazione, il lavoro mostra come l'articolazione di un'identità afrolusitana (che rivendica una filiazione ideologica con l'idea di afroamericanità) si giochi tra i due estremi del bairro (la specifica comunità locale) e della nazione (le rappresentazioni sociali su scala nazionale). I capitoli 2 e 4 si occupano delle "due facce" della ricerca sul campo: il primo, l'associazione "Khapaz" e i concerti di Chullage a cui si sono recati i suoi membri; il secondo, le retoriche utilizzate nei due album pubblicati da Chullage. Il capitolo 1 presenta invece una breve storia del movimento hip hop portoghese, inquadrandolo nel complesso delle dinamiche culturali lo hanno fatto uscire dagli USA per radicarsi nelle realtà locali dove è giunto. Ed è proprio la natura del radicamento del rap tra i figli di migranti africani in Portogallo l'oggetto del capitolo 5, che intesse un fitto dialogo con il primo. Il capitolo 3 descrive invece il ruolo ricoperto dalle tecniche di produzione del rap (soprattutto il sampling) nella determinazione del suo "impatto sonoro".


Jacopo TOMATIS (jacotomatis@gmail.com)
Cantautori 1958-1967: ideologia di un genere musicale
(tesi triennale, 2007)

ABSTRACT.
A cavallo tra i ’50 e i ’60 in Italia si definisce con contorni piuttosto precisi un nuovo genere musicale, quello dei ‘Cantautori’. Lo studio si propone analizzare la genesi di tale genere e di delinearne le norme (sociali, tecnico-formali…) che ne garantiscono la progressiva strutturazione nella mentalità comune. Fonte principale, dovendo studiare la genesi del neologismo ‘cantautore’ (coniato nel 1960) e parallelamente il concetto ad esso collegato, sono stati i media che negli anni dal 1958 in poi si occupavano di ‘musica leggera’, in particolare i settimanali Sorrisi e Canzoni e Il Musichiere e i mensili Musica & Dischi, Il Disco e Discoteca, oltre a occasionali fonti da giornali quotidiani, televisive o note di copertina di 45 giri e LP. Oltre che dettata dalla particolare natura del lavoro (che intende documentare un processo culturale nel suo svolgersi), la scelta delle fonti è stata obbligata dall’assenza di una bibliografia critica sull’argomento. Si è così proceduto alla schedatura e alla riproduzione digitale degli articoli di interesse, anche visto lo stato di deterioramento e la rarità delle collezioni utilizzate. La ricerca delle origini del neologismo ha permesso di pre-datare di alcuni mesi la nascita della parola ‘cantautore’ e di reperire quella che è -ad oggi- la prima occorrenza del termine (lo conferma la grafia ancora oscillante del termine, “Il Cantautori”, riferito a una specie di spettacolo itinerante con cantanti-autori). Tale scoperta mette in dubbio che il termine sia stato inventato in ambiente RCA per definire i cosiddetti cantanti-autori, come sostenuto pressoché da tutti i testimoni e gli studiosi. Analizzando l’uso della nuova parola in rapporto ai vari cantanti dell’epoca e l’opera dei principali tra essi (Modugno, Bindi, Paoli, Gaber, Endrigo, Tenco, De Andrè - senza dimenticare Gianni Meccia e altri dimenticati ‘cantautori’), si è cercato di pervenire a una definizione delle norme che portavano al riconoscimento del cantautore. Schematicamente, la percezione da parte del pubblico dell’autorialità; il riconoscimento della sincerità del cantante da parte della comunità; un certo atteggiamento riformista verso la canzone tradizionale. Queste tre norme appaiono strutturate da una quarta norma, senz’altro controversa: la qualità. Nella definizione di cantautore è implicato un riconoscimento estetico che appare fortemente ideologico, giustificando, almeno per il caso qui trattato, la possibilità di parlare di ideologia di un genere musicale.






 

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