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Italiana......................................The International Association for the study of Popular Music |
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8
giugno 2007
Dal Messico a Liverpool L’apertura ufficiale del sito web della Iaspm italiana è un’ottima occasione per riferire sull’avvenimento più recente che ha riguardato la Iaspm nel suo complesso e, sotto alcuni aspetti, la sezione italiana. Si tratta, naturalmente, della Quattordicesima conferenza internazionale sui popular music studies, che si è tenuta a Città del Messico dal 25 al 29 giugno 2007. Chi fosse interessato a un reportage giorno per giorno, corredato da numerose foto, può trovarlo sul sito della conferenza, all’indirizzo www.iaspm-mx.com (per la prima volta da quando esiste la Iaspm, è stato possibile seguire le sedute plenarie in streaming). La presenza italiana purtroppo non è stata numerosa: nonostante un buon numero di relazioni fossero state accettate, la mancanza di sostegno delle istituzioni italiane ai popular music studies ha fatto pagare il suo prezzo, e molti relatori non hanno trovato fondi per poter intervenire (il viaggio dall’Italia al Messico è, nella stagione estiva, piuttosto costoso). Alla fine sono rimasti nel programma Sergio Mazzanti (della Sapienza, Roma) e Giacomo Bottà (che lavora all’università di Helsinki). Ma ci sono state altre tracce della presenza italiana. Innanzitutto, Carlo Nardi (che ha conseguito un dottorato in Scienze della musica a Trento, e ora lavora a Berlino) è stato eletto nell’Executive Committee della Iaspm, con l’incarico di occuparsi delle attività sul web a livello internazionale. Poi, è stata avviata ufficialmente la collaborazione tra la Iaspm e l’Istituto Interculturale di Studi Musicali Comparati della Fondazione Cini (diretto da Giovanni Giuriati) per la gestione del database bibliografico originato dal progetto DOPMUS di Philip Tagg, la cui manutenzione tecnica è affidata a Giorgio Ercole. Infine, Franco Fabbri (autore di queste note) ha concluso il suo mandato biennale come presidente internazionale della Iaspm, illustrando all’assemblea generale una serie di riforme delle Rules of Procedure, volte a garantire una maggiore democrazia e un carattere di più sostanziale internazionalità alla vita dell’associazione. È stato dato mandato a Fabbri di esplorare la possibilità che lo sviluppo e la gestione di un sistema centralizzato di iscrizione alla Iaspm vengano svolti in Italia. La prossima conferenza internazionale, a metà luglio del 2009, si svolgerà a Liverpool, ospite dell’Institute of Popular Music. Certamente quella sarà un’occasione nella quale gli studiosi italiani potranno essere presenti in gran numero: è il caso di cominciare a pensarci fin da ora. Quanto allo svolgimento della conferenza messicana, ospite nel magnifico campus dell’Universidad Iberoamericana, si può certamente dire che abbia mantenuto tutte le promesse, in un certo senso ribaltando i pro e i contro della “nostra” conferenza romana del 2005: tanto quanto la piccola, affollatissima e rovente sede della Sapienza era comodamente raggiungibile e aveva permesso ai partecipanti di godersi una magnifica settimana nel centro di Roma, così la sede modernissima, ampia, con attrezzature modernissime e impeccabili della Iberoamericana era collocata a un’ora di traffico infernale dal centro di Città del Messico, in una zona suburbana di sviluppo recente, irta di grattacieli ma deserta; a Roma eravamo incappati nella settimana più torrida dell’anno, in Messico le aspettative di un clima insopportabile sono state accolte da acquazzoni pomeridiani e temperature massime di 25 gradi; se a Città del Messico le passeggiate notturne che a Roma avevano deliziato i nostri ospiti erano impossibili, l’organizzatrice locale Julia Palacios le ha sostituite con un programma vertiginoso di intrattenimenti, tra i quali non sono mancati un’orchestra di mariachi, una serata nel locale rock più truculento della città, e una visita all’università di un’orchestra da ballo, con danzatori professionisti a istruire i partecipanti sui segreti del danzón. I lavori erano molto ben distribuiti nell’arco della giornata, con sessioni plenarie (a causa delle ristrettezze logistiche non erano state possibili a Roma) che aprivano ogni giornata e si diramavano poi in cinque flussi di sessioni parallele. Impossibile per un singolo seguire tutto il programma, ma si può dire che chiunque abbia avuto l’occasione di assistere ad almeno un paio di relazioni che valessero la pena del viaggio, ogni giorno. Se è permesso al redattore di queste note di segnalare quelle che lo hanno colpito di più, che possono dare anche un senso della varietà dei temi e degli approcci, ecco un elenco: Hearing As A Contact Sense, di Anahid Kassabian; The Amazing Journey: The Figure of The Space Cadet in English Pop Lyrics, di José Hernández Riwes Cruz; Let’s Go Crazy; Prince, African American Performance Traditions, Popular Iconography, and a Performance Art Approach to Popular Music, di Rupert Till; Ring My Bell: Cell Phones and the Japanese Music Market, di Noriko Manabe; Listening in Shuffle Mode, di Marta García Quiñones; Fused by Paradox: Interpreting Israeli Psychedelic Electronic Dance Music Culture, di Joshua Schmidt; A Consequence of Popular Choice in Turkish Popular Music: Phrygian Mode, di Songul Karahasanoglu Ata; Forming The Diagonal Mix, di Ruth Dockwray; Where’s The Chorus? A Computational Approach for the Automatic Segmentation of Pop Songs, di Daniel Müllensiefen, David Lewis e Geraint Wiggins; una menzione speciale per Charting Racism: The Creation of the Billboard Pop 100, di Reebee Garofalo; e Adalberto Álvarez, Del Son A La Timba… di Neris González Bello e Liliana Casanella Cué. Per la Iaspm internazionale, dunque, appuntamento a Liverpool; per la sezione italiana, a prestissimo. Franco Fabbri |
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